parole non dette

«Le parole non dette»

 

Progetto di prevenzione primaria degli abusi sessuali di minori

 

Questo percorso di prevenzione è stato elaborato dal Dott. Alberto Pellai[1]  e coinvolge attivamente i bambini di 9-10 anni di età (4a elementare), i loro genitori e i loro docenti. 

 

 

Ipotesi di lavoro

 

1.    È possibile prevenire almeno una parte degli abusi sessuali sui bambini

Il fatto di avere partecipato a un programma di prevenzione è associato ad una diminuzione del 50% di vittimizzazione . Inoltre, in caso di abuso, dimezzano i tempi necessari per svelare l’accaduto[2] e di conseguenza poter essere aiutato. 

2.    Uno dei canali privilegiati per la prevenzione è la scuola

Ogni bambino frequenta obbligatoriamente la scuola e può stabilire una relazione privilegiata con i suoi docenti, soprattutto con il docente di classe nella scuola elementare. Tanti bambini passano di fatto più tempo con il loro docente che con i propri genitori.

Per quello che sono le segnalazioni di maltrattamento o abuso ai servizi predisposti, si osserva che un numero importante arriva proprio dalla scuola[3]. Questo dato conferma l’importanza del coinvolgimento della scuola nell’azione preventiva.

3.    L’efficacia della prevenzione si basa sulla partecipazione attiva dei bambini, dei genitori e degli insegnanti.

Oltre agli insegnanti è indispensabile coinvolgere i genitori per accrescere l’efficacia dei programmi di prevenzione[4].

 

 

Obiettivi del corso di prevenzione “Le parole non dette”

 

Si tratta di insegnare ai bambini delle competenze attive per decodificare le loro emozioni e saper reagire in modo adeguato.

 

In effetti, quando un bambino subisce un abuso, a livello razionale rischia di interpretare in modo errato le intenzioni dell’abusante nel quale ha fiducia e dal quale non si aspetta che gli faccia del male. A livello emotivo però, sente un disagio che Pellai, basandosi sulle numerose testimonianze di vittime, paragona ad “un vulcano che si accende in pancia”. Il fatto di imparare a sentire le proprie emozioni, a fidarsi di loro e a parlarne con una persona di fiducia, soprattutto quando sono in contraddizione con gli aspetti razionali, permette ai bambini di riconoscere i pericoli, di evitarli e di avere maggiori strumenti per sapere come comportarsi in una situazione difficile e pericolosa.

 

La consapevolezza di poter dire di NO e la capacità                            Grido NO

di farlo quando “la pancia” segnala un disagio ha                     

un valore preventivo che sono i pedofili stessi a                               Scappo via

confermare: molti abusanti raccontano che di fronte

a un bambino che reagisce e tenta di sottrarsi alla                  Corro a dirlo a qualcuno!

vittimizzazione, preferiscono lasciarlo andare via per

non incorrere nel rischio di essere visti o scoperti”.[5]

 

Per gli adulti, docenti e genitori, il corso si prefigge come obiettivo di potenziare il loro ruolo protettivo, di aumentare la loro capacità di decodificare i messaggi dei bambini (ascolto attivo[6]) e di fare conoscere la procedura in caso di sospetto abuso.

 

 

Struttura del corso “Le parole non dette”

 

Per i bambini, il corso si articola su cinque incontri di mezza giornata ciascuno. Buona parte delle attività proposte sono basate sul gioco attivo. Il corso si svolge in uno spazio abbastanza grande per permettere di lavorare anche con tutta la dimensione corporea e non solo razionale. Gli incontri hanno luogo a scadenza settimanale.

Per gli adulti sono previsti quattro incontri di due ore ciascuno in gruppi distinti di genitori e/o di docenti.

 

 

Conduzione del corso “Le parole non dette”

 

Gli animatori dei vari incontri sono persone qualificate e specificamente formate. Dei momenti di supervisione sono assicurati durante tutto il corso. Inoltre, Alberto Pellai è a disposizione per una supervisione tecnica continua.

La metodologia utilizzata è basata essenzialmente sulla filosofia umanistica di Carl R. Rogers[7] e si concretizza con il modello di comunicazione di Thomas Gordon, in particolare “l’ascolto attivo”[8].

 

                        

Quadro istituzionale del progetto “Le parole non dette”

 

Il corso di prevenzione “Le parole non dette” è stato inizialmente fortemente richiesto e voluto dai genitori del Cantone Ticino, resi consapevoli del problema degli abusi sessuali sui bambini dopo vari fatti di cronaca locale molto dolorosi. Dopo attenta valutazione delle sue reali possibilità di prendere in mano questo progetto impegnativo sia a livello di competenze professionali, sia per l’oneroso impatto finanziario, l’ASPI ha accettato la sfida di portarlo in Ticino[9].

Sin dall’inizio è stata coinvolta l’autorità scolastica cantonale, in particolare il capo Ufficio delle scuole comunali, responsabile dell’insegnamento della scuola elementare, Prof. Mirko Guzzi che ha dato pieno sostegno all’iniziativa. Il progetto è stato pure presentato alla Commissione LAV[10] responsabile per decisione del Consiglio di Stato dei progetti di prevenzione della violenza in Ticino, commissione che ha deciso di sostenerlo.

 

 

Costi e iscrizione

 

Per maggiori informazioni riguardo le iscrizioni e i costi del corso, rivolgersi al segretariato ASPI: info@aspi.ch




[1] Alberto Pellai in Le parole non dette. Milano: F. Angeli, 2000

[2] Gibson L.E., Leitenberg H. (2000) “Child sexual abuse prevention programs: do they decrease the occurrence of child sexual abuse?”. Child abuse and Negl.; 24(9):1115

[3] Statistiche LAV del Cantone Ticino

[4] Finkelhor D., Asdigian N., Dziuba-Leathermann J. (1995) The effectiveness of victimization prevention instruction: an evaluation of children’s responses to actual threats and assaults. “Child Abuse and Neglect”, 19: 141-153. 

[5] Alberto Pellai, “Un bambino è come un re”, Ed. Franco Angeli

[6]  secondo il modello di comunicazione di Thomas Gordon, “Genitori efficaci”, “Insegnanti efficaci”.

[7] Carl R. Roggers, “Le développement de la persone”, Ed. Dunod

[8] vedi punto 14

[9] Bollettino ASPI N° 28,  “ Progetto Le parole non dette in Ticino”.

[10] LAV per “Legge di aiuto alle vittime di reati di violenza” . La commissione LAV è incaricata di vigilare sull’applicazione della legge.

Informazioni

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